Cos'é il CO.MI.CO.?
CO.MI.CO. stà per COordinamento MIssionario COrreggese, riunisce ragazzi di diverse realtà correggesi (parrocchie di S.Prospero, S.Pietro, Fazzano, S.Quirino, Fatima, RTM, CdC di Fosdondo, CMD, Caritas diocesana e alcuni gruppi missionari parrocchiali). Il CO.MI.CO. cerca di promuovere l’incontro tra i popoli, culture e religioni attraverso iniziative e progetti, tra le quali ricordiamo:
-
la bottega del mondo ravinala di via montepegni a Correggio (commercio equo e solidale e punto informativo);
-
le assemblee pubbliche sul tema “dialogo interreligioso”. Nei due incontri promossi dal COMICO sono intervenuti Brunetto Salvarani esperto di dialogo ecumenico e interreligioso, fondatore di Qol, rivista di studi ebraico-cristiani; ex direttore del Centro Studi Religiosi della Fondazione San Carlo di Modena, direttore della "Fondazione ex campo Fossoli". Adel Jabbar Animatore interculturale, docente di sociologia all’Università di Venezia. Collaboratore di CEM Mondialità e di altre testate giornalistiche e riviste. Don Daniele Simonazzi parroco di Pratofontana (RE), membro del Gruppo Diocesano per il dialogo interreligioso, cappellano dell’OPG di Reggio Emilia, presidente della Coop. L’Ovile e dell’Associazione Rabbunì. Kalid Chaouki vice presidente associazione giovani mussulmani d’Italia.
-
mostra fotografica “In Cammino” di S. Salgado al Convitto Nazionale Statale "Rinaldo Corso";
-
momenti di approfondimento (spiritualità missionaria e stili di vita evangelici) con don Emanuele Benatti del CMD;
-
punto vendita campagna bandiere di pace. Il COMICO si è fatto promotore di incontri per cercare efficaci risposte non violente al terrorismo e di costruire relazioni forti con persone che allo stesso modo nel mondo sono colpite dalla violenza. È intervenuta Dawn Peterson di Peaceful Tomorrow associazione fondata da familiari delle vittime dell’11 settembre.
Tra le varie attività del CO.MI.CO. vogliamo soffermarci sul commercio equo e solidale: offre la possibilità di dare senso al gesto, solo apparentemente poco importante, della spesa quotidiana. Restituisce la possibilità di essere protagonista di una scelta: sfruttamento o solidarietà con i popoli del sud del mondo emarginati dai tradizionali meccanismi di mercato.
Che cos'è il Commercio Equo e Solidale?
Il Commercio Equo e Solidale (Fair Trade) è un approccio alternativo al commercio internazionale; esso promuove, al nord come al sud del mondo, di un diverso modo di vivere le relazioni economiche e sociali tra i popoli, attraverso il dialogo, la trasparenza ed il rispetto dei diritti dei produttori. Contribuisce ad uno sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni di scambio ed assicurando i diritti dei produttori e dei lavoratori svantaggiati, specialmente nel Sud del Mondo. Le organizzazioni di Fair Trade (in collaborazione con i consumatori) sono impegnate attivamente nel sostegno ai produttori, nelle campagne di sensibilizzazione per il cambiamento nelle regole e nelle pratiche del commercio internazionale convenzionale.
In particolare, il Commercio Equo e Solidale:
-
Lavora con i produttori ed i lavoratori messi ai margini dal mercato tradizionale allo scopo di aiutarli a passare da una posizione di vulnerabilità alla sicurezza ed all'autosufficienza economica.
-
Permette ai produttori ed ai lavoratori di contare (essere stakeholders) nelle loro stesse organizzazioni.
-
Gioca attivamente un ruolo più ampio nell'arena globale per raggiungere una maggiore equità nel commercio internazionale.
I produttori. La Cooperativa Ravinala importa direttamente dal Madagascar, attraverso un progetto che coinvolge 200 gruppi di artigiani, attenendosi ai principi del commercio equo.
Il lavoro. L'organizzazione deve ispirarsi ai principi della democrazia e dell'autogestione. Il lavoro deve dare possibilità ai più deboli, promuovere la partecipazione sociale e il ruolo dei produttori.
La Giustizia. Deve essere garantita una giusta retribuzione, evitando l'intermediazione scorretta e speculativa.
L'ambiente. Si privilegiano le materie prime a basso impatto ambientale, possibilmente locali, sostenendo le forme tradizionali di produzione con il ricorso a tecnologie appropriate.
Lo sviluppo. Il commercio equo e solidale deve servire i processi di sviluppo, sostenendo gli sforzi dei produttori per migliorare le condizioni di produzione e la qualità della vita.